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Passioni e lacrime

Genèse - Concorso internazionale

Passioni e lacrime

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Le citazioni di Zéro de conduite e The Catcher in the Rye sanciscono che anche il terzo lungometraggio di Philippe Lesage, come il debutto Les Démons, sarà un racconto crudele di giovinezza. Ma tanta è la grazia nel ritrarre questi corpi ancora indecisi sulla forma che gli darà l’età adulta, che non lo si può che ringraziare di ripetersi. Fratello e sorella Guillaume e Charlotte (segnatevi i nomi di Théodore Pellerin e Noée Abita) esercitano sensazioni, pulsioni e sentimenti senza riuscire ancora ad allinearli e gestirli, in balia delle emozioni che prendono il sopravvento, causando dolorosi e istruttivi scompensi. Nel ritrarre fragilità e coraggio dell’adolescenza, Genèse fa pensare a Call Me By Your Name: come Guadagnino lì, Lesage qui non ha finti pudori nel ritrarre le travolgenti passeggere passioni e le lacrime dei suoi personaggi, bagnandole in una avvolgente nostalgia dal retrogusto autobiografico, e affida a un comprimario adulto (il fenomenale professor Perrier) monologhi da manuale di sceneggiatura impartiti come indimenticabili lezioni di vita. Nell’accattivante colonna musicale ricorre la magnetica “Imagining My Man” della cantante neozelandese Aldous Harding, e forse il sottotitolo di Genèse potrebbe essere “Imagining myself”: motto degli anni in cui alla fantasia della giovinezza è concesso proiettarsi nel futuro. Sarebbe tutto per questa breve presentazione, se non che il film stesso azzarda, proprio nel momento in cui per Guillaume e Charlotte quel periodo di grazia sembra chiudersi, uno strabiliante e commovente scarto indietro dalla soglia della maturità a quella dell’infanzia, in uno dei finali più sorprendenti degli ultimi anni.

Sergio Fant
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