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Nel profondo dell'inconscio

Dead Horse Nebula - Concorso Cineasti del presente

Nel profondo dell'inconscio

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La vita è costellata di eventi simbolici, una linea astralmente complessa dove non è facile individuare i punti di sutura. Tutte le ferite, tutti i momenti di passaggio sono lì, lampanti e oscuri. Dead Horse Nebula, l’esordio di Tarık Aktaş, ha il coraggio di raccontare questa struttura aperta, il piano segreto che inesorabilmente la svolge. Tutto forse sta nella prima immagine, nell’ordine e nel disordine della prima sequenza di eventi, il nucleo da cui si diparte la lunga strada dell’inconscio. La cosa bella e poetica è che l’evento originario è tale da velarsi e rivelarsi nel corso degli anni secondo una geometria imponderabile che continuamente toglie e dona la vista. Cosa accade al piccolo Hay al principio? Trova un cavallo morto sul ciglio della strada. Corre ad avvisare il papà, poi gli altri grandi che lavorano i campi, poi il proprietario, poi la polizia. È strano, portare via la carcassa sembra impossibile, passano le ore, il cavallo si decompone, cala la notte, si prende una decisione difficile, una nube si alza verso il cielo. Sequenza magistrale da cui Aktaş fa partire il percorso morbido e disseminato di un autentico film-inconscio dove le diverse diramazioni sono in realtà parte di un’unica materia incandescente. Hay, divenuto uomo, scopre che la Natura e gli animali sembrano sempre ricondurlo verso quel punto dove tutto è cominciato. La ferita profonda si apre sulla gamba, l’albero tagliato si abbatte nel bosco, Hay è sospeso nel vuoto su assi malferme, il volo assordante di un uccello lo dirige verso un’altra dimensione e al tempo stesso lo riporta con i piedi per terra.  

Lorenzo Esposito
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