News from the Locarno Festival
 

Tante immagini e una parola: grazie

Chiusa la 7. edizione de L'immagine e la parola

L'immagine e la parola 2019, Bèla Tarr e Daniela Persico

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L'immagine e la parola 2019, Daniela Persico e Lili Hinstin

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L'immagine e la parola 2019, Masterclass Bèla Tarr

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L'immagine e la parola 2019, Atelier Biblioteca dei ragazzi

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L'immagine e la parola 2019, Bèla Tarr

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L'immagine e la parola 2019, Marco Zucchi e Paolo Mereghetti

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L'immagine e la parola 2019, Paolo Mereghetti, Jacopo Quadri e Daniela Persico

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L'immagine e la parola 2019, Masterclass Jacopo Quadri

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L'immagine e la parola 2019, Jacopo Quadri

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L'immagine e la parola 2019, Daniela Persico, Ana Shametaj e Mariangela Gualtieri

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Difficile immaginarselo così, ma facile trovare le parole - anzi la parola - per chiuderlo: grazie! Grazie mille, anzi mille e duecentocinquanta. Mille come le persone che nei giorni in cui la primavera è definitivamente esplosa hanno partecipato agli incontri che tra venerdì e domenica hanno acceso il buio in sala, abitato le biblioteche e calcato i palcoscenici. Duecentocinquanta come i giovani che sabato e domenica mattina sono rimasti là, appesi in silenzio alle meravigliose lezioni di cinema di Bèla Tarr e Jacopo Quadri.

L’immagine e la parola 2019 si lascia alle spalle un’edizione con il sole fuori e le immagini dentro. Un weekend davvero ricco grazie a chi lo ha raccontato; dal palco, dallo schermo e dalla platea. La settima edizione dell’incontro primaverile tra i linguaggi, quest’anno rivolto a maestri e discepoli, è stata un successo di incontri, scambi, passaggi e visioni.

È stata il tempo dilatato, smarrito o misero de Le armonie di Werckmeister e Il cavallo di Torino. È stata un fratello e una sorella chiusi in una cantina (Io e te) o incollati alla gelosia (Mirai no Mirai). È stata la voce bassa e colma di Bèla Tarr, capace di stordire di cinema essenziale per ore, e le mani di Jacopo Quadri, appassionate manipolatrici del tempo. È stata la voglia di scoprire dei bambini di un atelier (cine)magico. È stata 35 mila film pressati in un dizionario lungo vent’anni e tanti ragazzi seduti per terra per ascoltarne almeno una decina, la sua decina, di Paolo Mereghetti. È stata le parole che si fanno verso prima nella penna e poi nella voce di Mariangela Gualtieri. È stata la prima internazionale di Ana Shametaj, splendida indocile.

Lei che chiusa la settima edizione de L’immagine e la parola ha aperto insieme ai suoi quattordici compagni di viaggio la settimana di workshop tra le montagne, la solitudine e il desiderio di Locarno, percorse insieme a Bèla Tarr. Quindici discepoli con un Maestro che Locarno difficilmente dimenticherà.

 

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