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L'amore non ha barriere

Cineasti del Presente - La Paloma y el Lobo

L'amore non ha barriere

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Un titolo provvisorio del primo lungometraggio di Carlos Lenin rimandava a un problema di meccanica orbitale che tenta di descrivere il movimento di più corpi sottoposti alla medesima forza gravitazionale. Rimane qualcosa di questa idea nella magnifica stilizzazione de La Paloma y el Lobo, nella sua narrazione ellittica che rasenta l’astrazione, nella sua atmosfera al contempo glaciale e ardente, come nella pesantezza e nella grazia di corpi rinchiusi all’interno di inquadrature sontuose. I corpi sono quelli di una coppia – lei si chiama Paloma, lui è soprannominato Lobo. Le forze che gravano su di lui sono quelle della violenza sociale in tutte le sue forme: violenza del mondo del lavoro che esige un controllo assoluto dei corpi che impiega e di cui decreta arbitrariamente l’invalidità; violenza maschile dei bassifondi che tormentano Lobo in esilio da quando è miracolosamente riuscito a fuggire.

Provenendo dal giovane cinema messicano e più precisamente dal Nord del paese (il film è stato girato a Linares, nel Nuevo León, regione natale del regista), un simile clima di violenza e miseria non sorprende affatto: quei due elementi fungono tuttora da espediente, esistendo unicamente e precisamente come forze magnetiche che si oppongono all’amore che lega Paloma e Lobo. Perché si tratta esplicitamente di un film d’amore, sorretto da un’attrice magnetica, Paloma Petra. È quindi un film inquieto, cupo e aspro, dai toni glaciali e dal passo sonnambulo, che arde di un fuoco interiore e contiene una dolcezza che le tenebre, la violenza e la paura minacciano e allo stesso tempo custodiscono gelosamente.

Antoine Thirion

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