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News from the Locarno Festival
 

Addio Ennio

Se ne è andato il Maestro Morricone, primo Pardo d'onore della storia del Festival

Ennio Morricone, Pardo d'onore 1989, with the Duo la cava

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Ennio Morricone, Pardo d'onore 1989

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Ennio Morricone, Pardo d'onore 1989

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Ennio Morricone, Pardo d'onore 1989, with journalists

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Se il cinema fosse un suono probabilmente sarebbe il suo fischio, il suo schiocco di frusta o il suo scacciapensieri. E se il cinema fosse un suono, oggi rimarrebbe in silenzio. Se ne è andato Ennio Morricone, meraviglioso Maestro del cinema scritto sullo spartito. Il ricordo del compositore premio Oscar a Locarno è fresco, di appena due anni fa, quando nel 2018 arrivò in Piazza Grande con la sua orchestra di 200 elementi. Quale teatro migliore, d'altronde, per far suonare il cinema? Non a caso di quella stessa piazza Morricone era stato ospite trent'anni prima. Quando, istituendo il Pardo d'onore tra i propri riconoscimenti, il Locarno Film Festival non potè che partire da lui. Era il 1989 e da 30 anni, da quel Il Federale di Luciano Salce (1961), Morricone ricamava il cinema internazionale con colonne sonore indimenticabili.

Iniziando a scrivere per il cinema per far quadrare i conti di casa tra gli spazi di quel pentagramma ritmato da una sceneggiatura Morricone diventò gigantesco. Con Sergio Leone in 15 anni scrisse la storia del cinema italiano e internazionale, da Per un pugno di dollari (1964) a Giù la testa (1971), passando per Per qualche dollaro in più (1965), Il buono, il brutto e il cattivo (1966) e C'era una volta il West (1968). Del padre del western all'italiana Morricone adorava lo spazio che lasciava alla musica, il tempo che le concedeva e dedicava per muoversi tra location, attese e espressioni. In quella musica, la sua musica, Morricone infilò fischi, martelli, fruste, scacciapensieri... i suoni della vita, di cui fino a prova contraria il cinema è un palcoscenico privilegiato. Inutile elencare autori e registi con cui ha lavorato. O meglio, forse sono loro, da Oliver Stone a Monicelli, da Pasolini a Fuller, da Olmi a De Palma a poter dire di aver lavorato con lui.

Nel 2007, dopo cinque nomination, l'Academy gli conferì l'Oscar alla carriera e a consegnarglielo fu Clint Eastwood, alla cui leggendaria e iconica espressione quarant'anni prima aveva saputo dare un suono. Ma la carriera del Maestro era ben lontana dall'epilogo e nove anni più tardi l'Oscar tornò nelle sue mani, questa volta per la Miglior colonna sonora. Era il 2016 e a farlo trionfare, a 88 anni, furono le sue spartiture per The Hateful Eight, di Quentin Tarantino. Ora però, dopo sette decenni vissuti al ritmo del grande schermo, è arrivato davvero il momento del silenzio.

Arrivederci Maestro. Anzi, a risentirci.

 

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