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Stralunata gioventù kazaka

Stralunata gioventù kazaka

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Cinque giorni stralunati di una vita sotto sfratto e poco di più. Se non fosse che in quel poco di più c’è tutto il setaccio visivo nell’esistenza di un uomo costretto a una svogliata ricerca di soldi per ripianare i propri debiti. Queste le orme principali delle vicenda su cui s’incammina il nuovo lavoro del regista e sceneggiatore kazaco Nariman Turebayev, Solnetchniye Dni (Sunny Days).

Realizzato grazie al supporto della Direzione dello sviluppo e della cooperazione, il film sfila via lungo la curvatura paradossale di un viaggio sul posto dove vengono scandagliati pause, tempi morti, incidenti e incontri di un individuo qualunque (Erlan Utepbergenov), talmente anonimo nella sua condizione di uomo senza qualità da non meritarsi neppure un nome.

Così, mentre le luci dei locali grattugiano una penombra notturna attraverso la vivacità elettrica delle tinte rosse e blu, il ricorso insistito alle inquadrature frontali mette in campo quasi teatralmente la stramba galleria dei personaggi con cui entra in contatto. Soprattutto a partire dal momento in cui la sua padrona di casa gli intima di saldare gli affitti in arretrato per non trovarsi costretta a buttarlo su una strada.

Ultimatum che non arriva a intaccare l’apatia inerziale con cui il protagonista trascina i suoi giorni tra bevute stantie, rapporti sessuali bislacchi, tubetti di dentifricio spremuti fino all’ultimo millimetro e una valigia in cui rinchiudere i suoi oggetti personali nella vana intenzione di rivenderli al mercato improvvisato di una bancarella da strada.

Del resto, ai suoi timidi espedienti per rimediare alla situazione fa da contraltare il piano inclinato grottesco su cui scivolano altre nuove perdite materiali e sentimentali, accettate non tanto in chiave di dramma, ma come possibilità gratuite per riniziare finalmente una vita daccapo.

Lorenzo Buccella
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