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Sette opere di misericordia, Italia d’autore

Sette opere di misericordia, Italia d’autore

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All’inizio della seconda e ultima settimana di programmazione del 64imo Festival del film Locarno arriva l’unico lungometraggio italiano selezionato nel concorso internazionale. Coproduzione con la Romania e frutto di un lungo lavoro dei videoartisti e documentaristi Gianluca e Massimiliano De Serio – “ci son voluti ben 5 anni – racconta il loro produttore Alessandro Borrelli, a capo de La Sarraz –, in Italia è difficile realizzare opere prime soprattutto se fuori dagli schemi” - Sette opere di misericordia è un metaforico viaggio nella società malata dei nostri tempi.

Una giovanissima immigrata (Olimpia Melinte) passa dall’inferno alla redenzione macchiandosi di colpe atroci – verso un vecchio (Roberto Herlitzka) e un bambino – per poi lavarle via con un percorso tortuoso di riscatto. Il film, che si richiama nel titolo all’omonimo quadro del Caravaggio, che ha evidentemente influenzato i due fratelli nell’estetica della regia e Piero Basso nella complessa costruzione della fotografia, è impostato sulle sette opere di misericordia corporali della religione cattolica, che non a caso dividono in altrettante parti l’opera.

A volte in pieno contrasto con quello che avviene sullo schermo, altre con adesione totale, soprattutto verso la fine. Un’incongruenza che diventa identità. “Più che incongruenza- sottolinea Gianluca – la chiamerei ironia drammaturgica. Le sette opere di misericordia corporali qui all'inizio sono una forzatura rispetto a quello che accade, il film si costruisce sullo scarto tra enunciazione e realizzazione dell’opera in questione. Ovviamente questa divaricazione diventa sempre meno evidente e più rarefatta fino ad assottigliarsi completamente”.

I due registi si prendono anche diversi rischi cinematografici, tra cui il montaggio atipico di Stefano Cravero e ben tre sguardi in camera di tre diversi personaggi, il primo dei quali è il piccolo amico della protagonista. “Il ragazzino – interviene Massimiliano – è quello che si sacrifica, viene punito e attraverso il corpo di questo ragazzo si compie anche la redenzione di lei. Con lo sguardo in camera lui si fa carico di tutte le convergenze narrative e visive del film”. Borrelli, il produttore, ci tiene a ringraziare la Film Commission del Piemonte- “che ha accettato il rischio” e sostiene che Sette opere di misericordia è la dimostrazione che “pur con un budget basso, se si hanno grandi partner come Eurimages, che quest’anno oltre a noi ha finanziato Moretti e Sorrentino, e grandi idee, ce la si può fare a realizzare dell’ottimo cinema”.

Persino a uscire in sala per un lavoro così difficile, visto che nelle sale italiane, grazie a Cinecittà Luce, arriverà a dicembre. Fondamentale anche la presenza di Roberto Herlitzka, sofferente protagonista del film. "Ho trovato due registi con l'aspirazione a fare dell'arte. Quest'ultima ormai divenuta un lusso o peggio una cosa proibita. Hanno le mie stesse aspirazioni e ora che l'ho rivisto posso dire che il film mi piace molto. Mi chiedo che pubblico potrà avere, visti i gusti moderni. Ma questo essere fuori dal conformismo del cinema di oggi è solo un altro pregio di Sette opere di misericordia".

Boris Sollazzo
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