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Quando la macchina da presa diventa protagonista

Quando la macchina da presa diventa protagonista

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I magnifici sette della Semaine de la critique. Tanti sono i film selezionati dalla coppia Irene Genhart- Simon Spiegel, su più di duecento visionati, sempre con lo stesso rigore, con la medesima curiosità che va a cercare nel cinema del reale la chiave di interpretazione di un mondo sfaccettato e a volte sfacciato.

La Semaine de la critique, sezione indipendente nel più ampio senso del termine, si incunea nel programma con la sua lunga fila di appassionati sempre in attesa di scorgere il filo, a volte anche spinato, di un discorso complesso che rimbalza tra cinema, attualità, storia e intimità personali.

Se si vuole scorgere una prima strada percorsa da questa 23ima edizione, la troviamo nel protagonismo, al limite dell’invadenza, della macchina da presa. Risulta evidente nel tedesco Vergiss Mein Nicht di David Sieveking, in cui il cineasta “spia” con dolce, tenerissimo umorismo la malattia della madre, l’Alzheimer, regalando poesia al dolore.

Tutt’altro ruolo ha questo mezzo inevitabile e indispensabile in Dance of Outlaws: Mohamed El Aboudi la usa come scudo, in questa coproduzione finnico-norvegese torna nel suo Marocco per accompagnare una reietta e per lei l’occhio meccanico è testimone ma anche protezione. Si rovescia tutto in Mother’s Day, in cui Bin Chuen Choi parte alla ricerca della madre per scoprire quanto una macchina da presa possa essere scomoda e invasiva se incastrata nella tua intimità.

Ma ci sono altri sentieri in questa Semaine de la critique. Ad esempio quello più classico, politico, che rintracciamo in Camp 14- Total Control  Zone, in cui Marc Wiese raccoglie il racconto di Shin Dong-huyk, nordcoreano la cui infanzia è legata a un campo di prigionia grottescamente disumano; o Stolen Seas, che porta il regista Thymaya Payne a solcare i mari dei pirati, sbugiardandone l’immagine romantica a favore di quella reale di spietati strumenti di uomini d’affari (sporchi); ultima tappa è Libya Hurra, viaggio di Fritz Ofner nella Libia liberata dai ribelli, divisa tra paura e speranza del futuro.

Figlio unico, tra queste due rette parallele, è SAGRADA- el misteri de la creació: Stefan Haupt ci mostra il progetto visionario e quasi folle della famosa cattedrale di Barcellona, tra linee impossibili, infinite, meravigliose e le persone che le seguono, lavorandovi.

Boris Sollazzo

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