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Bucarest Caput Mundi

Bucarest Caput Mundi

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Con soli tre film, Corneliu Porumboiu si afferma come uno dei registi più interessanti della sua generazione. Dopo aver parlato di anziani e dei loro ricordi della rivoluzione (A est di Bucarest), dopo aver seguito le surreali indagini di un detective (Politic, adjectif), qui pone al centro del racconto un regista che ha una relazione con la sua attrice e al contempo soffre di ipocondria.

La prima scena vede l’uomo e la donna seduti in macchina di notte. Il racconto sceglie l’opzione del piano sequenza (alla fine saranno 16), mentre il dialogo affronta una scena di nudo che il regista vuol girare il giorno successivo. Più che il punto di partenza sono le conseguenze a interessare Porumboiu: da una parte il film segue con rigore matematico gli sviluppi di quella decisione, che sul momento appare il frutto di un capriccio; dall’altra si perde in divagazioni che raccontano l’imprevedibilità della vita. Porumboiu ha il talento dio passare dal particolare all’universale senza darlo a vedere: è un cineasta del linguaggio che di film in film sembra avvicinarsi sempre più a Eugene Ionesco, e al modo in cui questi coglieva l’assurdo nella realtà quotidiana.

Tra riferimenti al cinema romeno che, con punte di humour, tocca la rivalità tra cineasti e citazioni al cinema italiano (tra cui l’omaggio all’indimenticata Monica Vitti,), When the nights falls in Bucharest or Metabolism è ben più di un film sul cinema, quell’arte di simulare la realtà, che nel tentativo impossibile di controllarla, talvolta finisce per crearne una nuova.

Carlo Chatrian
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