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La notte del fascismo

La notte del fascismo

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Una notte di primavera dell’anno 1945 a Piazzale Loreto vengono scaricati i corpi di Mussolini, Claretta Petacci e di altri funzionari a loro vicini, in una forma di assurdo risarcimento della sorte toccata in quello stesso luogo a quindici antifascisti. Da quel mare di teste festanti, accorso il 29 aprile ad assistere allo spettacolo del corpo del duce, prende il via l’ultimo lavoro di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, Pays barbare.

Su quei minuti, di una limpidezza agghiacciante, s’innesta un film che, ripiegandosi a raccontare il ventennio fascista da una prospettiva coloniale, inchioda a rileggere il passato di un paese per pensare altrimenti al presente. Se in Pays barbare non c’è la potenza visiva garantita da un operatore come Comerio e neppure la violenza bruciante degli archivi di guerra, è il discorso soggiacente alla “cattura” delle immagini di un paese barbaro che si ha il compito di civilizzare a produrre senso.

Immagini consumate dall’uso che ritraggono aerei e uomini in posa, donne africane denudate, nell’eterno tentativo di possesso. La voce di Yervant Gianikian in dialogo con il recitar cantando di Giovanna Marini detta i tempi e i temi del racconto: si appoggia a pensatori celebri come ad anonime testimonianze dell’epoca in un tessuto che accompagna la visione fino al vibrante appello sul nero pronunciato (le sole parole in italiano) da Angela Ricci Lucchi.

Carlo Chatrian
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