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Sfidando la morte sulla breve distanza

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Il crepuscolo di una domenica d’addio. L’ultima. Per rivedere la gente che si ama, prima di abbandonarsi a una morte anticipata, quella che l’anziana coppia composta da Odile (Thérèse Roussel) e Marcel (Fred Personne) ha deciso di darsi, pur di non dividersi di fronte a una malattia incurabile. È laconico e autunnale il cortometraggio, Le Tableau, con cui Laurent Achard (habitué locarnese dopo il Pardo per la regia di Le Dernier des fous del 2006 e il ritorno in Concorso nel 2011 con Dernière Séance) torna a filmare la “morte al lavoro”. Uno sguardo che scivola su piani-sequenza naturalistici per andare lentamente a spogliare l’ultima curva di vita dei due protagonisti. Là dove anche la fotografia s’illividisce, lasciando in campo corpi e dettagli in balia dell’istante che passa.

Su spartiti decisamente meno naturalistici, invece, s’incardina il nuovo cortometraggio di un grande autore irregolare, da anni presenza fissa con i suoi lavori a Locarno, come Jean-Marie Straub. Come già in passato, a essere messo in torsione al centro dell’opera è un testo letterario-filosofico, già esplicitato dal titolo Un conte de Michel de Montaigne. Sotto il metronomo scabro di una lettura straniante, la voce di Barbara Ulrich ci restituisce uno degli essais cardinali tratto da De l’exercitation. Quello in cui il filosofo del XVI secolo rivisita l’aneddoto di una caduta da cavallo che lo ha riconciliato con la paura della morte, proprio perché l’esperienza l’ha portato in uno stato prossimo alla morte. Una rielaborazione che trasforma ilUn pericolo in salvezza, qui scortata da un’anti-grammatica visiva, minima e ruvida, che alterna schermi neri, inquadrature fisse su una statua e il volto dell’attrice.

Lorenzo Buccella

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