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News from the Locarno Festival
 

Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

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Q. Il suo è un grande ritorno al Festival del film Locarno: proprio qui ha presentato più di vent'anni fa il suo primo film, Boatman. Che ricordi ha di quell'esperienza?

Quando realizzai Boatman non avevo alcuna idea del mondo dei festival e non sapevo quale sarebbe stata la vetrina migliore per mostrare il film, un documentario indipendente girato in India senza alcun sostegno. Proprio mentre stavo per finire il montaggio a New York, lessi su una rivista di cinema che il direttore di Locarno, allora Marco Müller, era lì per una conferenza. Andai a incontrarlo, si dimostrò subito incuriosito dal mio lavoro: mi chiese di vederlo in una copia VHS, ma io volli assolutamente mostrarglielo in pellicola… Appena finito il film, presi le mie pizze e gliele portai in Svizzera.

Q. Boatman fu presentato alla Semaine de la critique nel 1993, insieme ai lavori di grandi documentaristi come Johan van der Keuken e Nicolas Philibert . Cosa ha significato per lei mostrare il suo primo film in questo contesto?

Locarno è stata fondamentale. Ne sono uscito con le giuste conoscenze che mi hanno aiutato nella mia carriera a seguire. Innanzitutto il film è stato venduto a ARTE, ma anche ad altri canali europei grazie ai quali ho iniziato a rientrare delle spese. Inoltre ho trovato un agente internazionale che mi ha aiutato a far circolare il più possibile il mio lavoro: dopo Locarno, Boatman ha partecipato a numerosi festival e rassegne.

Q. Cosa si aspetta oggi da questo ritorno a Locarno?

Sono molto onorato di essere stato chiamato con un ruolo così importante come quello del presidente di giuria del Concorso internazionale. Mi sento stimolato dal fatto che Locarno è famosa per promuovere un'idea particolare di cinema, non lasciandosi troppo influenzare dal mercato ma seguendo percorsi singolari e di avanguardia.

Q. E come si porrà di fronte alla selezione?

Come ha detto Bernardo Bertolucci, quando è stato nominato a presiedere la giuria di Venezia [che ha assegnato il Leone d’oro a Sacro GRA di Gianfranco Rosi, ndr], «vorrei essere sorpreso». Penso sia l'atteggiamento migliore per porsi di fronte alla selezione del Direttore artistico Carlo Chatrian, di cui stimo il lavoro.

Q. La sua pratica cinematografica è ancorata al documentario, come spettatore e giurato avrà un occhio di riguardo per il cinema del reale?

Sono uno spettatore curioso, non per forza i miei gusti coincidono con il mio percorso professionale: quello che posso dichiarare è la mia predisposizione nei confronti di un cinema aperto, che lasci spazio allo spettatore chiamato ad avere un ruolo attivo nella visione del film. Spero di incontrare opere cinematografiche che mi sappiano provocare, emozionare e mettere in discussione. E spero di condividere questa idea di cinema con gli altri membri della giuria.

Daniela Persico

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