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L’odissea di un palazzo che crolla

L’odissea di un palazzo che crolla

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L’odissea di un palazzo che crolla

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Su tutto il palazzo corrono i segni del crollo. Le facciate mostrano i solchi delle fratture. Le grida all’interno coincidono col ticchettio invisibile dei mattoni che si incrinano. Tubature, soffitti, intercapedini: ogni cosa sembra piegarsi e colare a picco. L’unico a restare integro è Dima Nikitin, un giovane idraulico chiamato per caso nel quartiere della piccola città russa, e che cercherà di avvertire le autorità e una popolazione di ottocento ignari abitanti, per lo più sfollati e alcolizzati, del pericolo imminente: l’intero edificio rischia di crollare nella notte.

Chissà cosa avrebbe pensato Dostoevskij di queste memorie dal sottosuolo di Yury Bykov. Anche in Durak la cosiddetta società del benessere sembra custodire un segreto intento di autodistruzione e di sofferenza. Nikitin, tormentato dai dubbi e dal senso d’inadeguatezza, è forse l’unico a potersi dire ancora umano, ma è costretto a fare i conti con un sistema politico e sociale le cui componenti si rilanciano all’infinito la propria crisi endemica, ponendo il singolo di fronte a un’ulteriore frattura, che tocca altrettante fondamenta, e che forse è ancora meno rimarginabile. La posta in gioco, altissima, in realtà non sembra avere alcun valore. Non ci sono vinti né vincitori, ma solo abiezione e rivalsa reciproca. Le istituzioni guardano altrove, le vittime preferiscono non sapere, e anzi sono in prima fila nel negare il pericolo. Bykov tratteggia l’Odissea notturna di Nikitin con toni via via sempre più concitati e claustrofobici. La corsa da un capo all’altro della città, il freddo, la neve sporca e fradicia, la decisione di mettere in salvo la propria famiglia e di restare a combattere, la scoperta che la società tutta, più ancora del barcollante dormitorio, è un corpo malato destinato al disastro.

 

Yury Bykov
I came up with the idea overnight – to make a movie about an ordinary honest man who fights the bureaucratic system to save other people. These days fear and indifference have become the norm, but such “fools” still exist in my country, which means that there is hope.

Lorenzo Esposito
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