News from the Locarno Festival
 

Copacabana sull’orlo dell'abisso

Copacabana sull’orlo dell'abisso

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"Tu, con la tua inclinazione a non piegarti, continui a essere lo Zarathustra del Cinema, il punto più alto di ogni paradosso e contraddizione! Di ogni luce!". Così anni fa Júlio Bressane ricordava Rogério Sganzerla. Basterebbero queste parole per Copacabana Mon Amour, uno dei film più esplosivi di tutta la storia del cinema, che Locarno presenta nella sua copia restaurata in prima mondiale (oppure quelle di Sganzerla stesso, che lo definiva "un’allucinata miscela di estasi di tutti i tipi!"). Opera inarrivata, una delle sei prodotte e girate in pochi mesi di folle estasi creativa nel 1970 dalla neonata (e poi subito esiliata) Belair fondata insieme da Bressane e Sganzerla. Protagonista Helena Ignez, che qui è Sônia Silk, la belva ossigenata, prostituta che batte sulla spiaggia di Copacabana col sogno di diventare una cantante di Rádio Nacional. Lucida corsa a tambur battente di un cineasta sismografo, che vedeva nell’immagine la possibilità di una nuova vita minerale, di un’arte selvaggia, tenera, ramificata. Copacabana Mon Amour è un colloquio infinito tenuto sull’orlo dell’abisso, fra le macerie d’una terra malata, attraversata da uno sguardo che sembra generato direttamente dalle sue viscere.

Lorenzo Esposito
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