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Tijuana, frontiera punk

Tijuana, frontiera punk

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Mai stati a Tijuana? Ecco cosa potete trovare se varcate la frontiera di questa città alla fine del mondo fra Messico e Stati Uniti. L’elenco dei sopravvissuti è lungo: ossessivi collezionisti di giocattoli, vecchi satanisti che suonano in strada su tastiere analogiche, amateurs di porno home-video, homeless di ogni risma, drogati che vagano sulle sponde inquinate del fiume, prostitute a ogni angolo e buco, migranti in fuga…

L’apocalisse è reale e in qualche modo apocalitticamente fine a se stessa, al punto da non crederci. Ma la lista di borderlines non esaurisce ancora la matassa inestricabile degli sconfinamenti in gioco. Navajazo di Ricardo Silva è l’avventura dissonante di un’immagine aspra, scordata, sgradevole. Al tempo stesso melodramma etnografico, documentario ribelle, fiction di fantascienza, porno casalingo, poesia marginale, sogno surrealista, letteratura dei bassifondi, b-movie da proiettare a un pubblico di narcotrafficanti. La selva dei dannati. Ricardo Silva ha le doti incontestabili di un Buñuel punk, che come il grande Luis arriva in Messico e costringe l’intero Paese a guardare oltre la propria immagine riflessa. Il suo sguardo feroce e secco è in realtà il sogno di un’ultima salita al cielo per un’umanità non redenta e in eterna lotta di classe. Quanto più la si ispeziona, tanto più sanguina. Quanto più sanguina, tanto più vuole a tutti i costi vivere. Silva sa che non si tratta di dimostrare nulla, ma di dire la verità, raccontare quello che si è visto. Nessun moralismo, ma invece la dura battaglia per mantenere intatta l’intensità della visione, di avere abbastanza anima in corpo per resistere. Paradosso fra i più affascinanti quello di un’immagine che sembra provenire da un altro pianeta, ma che è fatta con la materia stessa del reale. Welcome to Tijuana.

 

Ricardo Silva
“Navajazo” è una ferita che non si rimargina mai. Potrebbe guarire se solo smettessimo di strapparne via la crosta. Non è una metafora. Sono allusioni dirette che nascono da una profonda delusione di fronte alla figura paterna di un dio che ha promesso di accudire, amare e guidare i suoi figli

Lorenzo Esposito

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