News from the Locarno Festival
 

Locarno Strauboscopica

Locarno Strauboscopica

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È un racconto severo e continuo quello che Jean-Marie Straub, anche da solo, porta avanti con rigore e passione, con lucidità e un uso dell'immagine legata alla parola e all'analisi mai banali né tanto meno accondiscendenti al pensiero dominante. Lo scopri, in questo Festival del film Locarno, con À propos de Venise, storia gloriosa e dissoluzione della Repubblica di Venezia che diventa (pre)testo per cercare, in quella vicenda storica, i puntelli su cui poggia l'attuale, dissestata, Europa. E come sempre, nell'opera di questo cineasta, la Settima Arte diventa domanda, interrogazione alla Storia per il Presente.

In Dialogue d'ombres, a cui fino al 2006 ha lavorato con Danièle Huillet, trae dalla raccolta di racconti omonima di Georges Bernanos un percorso di studio e approfondimento emotivo. Un'opera fondamentale per il cineasta, che con la sua Danièle doveva farne la loro opera seconda, progetto interrotto dalla guerra d'Algeria, che lo costrinse all'autoesilio dalla Francia per non sottomettersi. Un lavoro fondamentale, anche perché questo autore, fin dal liceo, fu una base forte per la sua crescita intellettuale e (po)etica, anche grazie a Il diario di un curato di campagna di Robert Bresson.

L'evento, però, è inevitabilmente Kommunisten, anch'esso, come i due cortometraggi citati, Fuori concorso. E pur se in copia lavoro, la potenza ideale e narrativa del regista franco-svizzero rimane immutata. A otto anni dall'ultimo lungometraggio (Quei loro incontri, 2006), Straub riprende e rilegge molte sue opere precedenti, in un'opera in sei atti. A quel complesso creativo, girato con la storica compagna, ha aggiunto una parte (Le Temps du mépris, girato a Rolle, in Svizzera e tratto dall'omonimo romanzo di André Malraux). Cosí consegna un ultima tappa al suo viaggio nel tempo, personale e cinematografico. Cinema e letteratura dialogano, grazie all'interprete Straub, che ci restituisce il loro rapporto, mediato dalla Storia e da una lucida e ruvida visione politica, con una visone straniante e straniata di sentimenti ed eventi. Con formati, inquadrature, ricerche stilistiche e parole che hanno cittadinanza solo nella sua, nella loro cinematografia.

Boris Sollazzo
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