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Dream Land - Agenti per case

“Dream Land” - Steve Chen

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Fare l’agente immobiliare richiede un movimento incessante. Lida si sposta di casa in casa, di quartiere in quartiere. Il suo sguardo sembra porsi al centro di una geometria insieme esattissima e mutante. Siamo in Cambogia, Phnom Penh. Da un lato le case a più livelli, la mappa cittadina pensata come una costellazione di vetri lampeggianti, il vortice altalenante delle strutture metropolitane, viste panoramiche e indagini felpate degli interni. Dall’altro un occhio liquido, morbido, epidermico: carrellate sulla città dal finestrino dell’automobile, i riflessi traslucidi della notte, l’opacità del giorno, il sesso furtivo, il ripercuotersi astratto e indolente delle soap opera televisive, la sensazione che tutto venga lentamente a mancare.

È il cinema atmosferico di Steve Chen, che in questa sua opera prima mostra una peculiare maturità nel creare un equilibrio fra struttura narrativa e architettura filmica. Non è facile individuare una materia resistente, il dato concreto che sintetizzi l’astrale affanno degli eventi di una vita. I sentimenti per esempio mutano di continuo, mentre la memoria sembra saldarsi proprio nella sua complicata rete di abbagli e dimenticanze. Lida viene silenziosamente e lentamente inghiottita dalla vertigine dello sguardo interiore: la noia imprecisata, la fine di un amore, la voce fuori campo che diventa mormorio dell’anima, le canzoni appena sussurrate, le lacrime inevitabili.

Dream Land disegna una metafisica dell’abitare, dove anche le mura bianche e le vetrate sul mare di una casa bellissima producono abissi con cui bisogna imparare a convivere.

Lorenzo Esposito
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