News from the Locarno Festival
 

Thithi – Il tempo dei figli

“Thithi” – Raam Reddy

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È un momento delicato per il cinema indiano indipendente, con gli studenti del Film and Television Institute of India (FTII) di Pune, la più rinomata scuola pubblica di cinema del paese, in sciopero contro la nomina dell’attore caratterista Gajendra Chauhan alla direzione dell’istituto, pilotata dal partito di governo BJP nell’evidente tentativo di “zafferanizzare” (saffronize, dal colore simbolo del movimento conservatore del premier Modi) l’istituzione che a un’impostazione progressista deve gran parte del suo successo.

Locarno manda un segnale di sostegno a quella lotta con la selezione di un’opera prima che ribadisce la vitalità dell’ultimissima generazione di filmmaker indiani (Raam Reddy non ha ancora 30 anni, è anche scrittore e fotografo) e la capacità di una cinematografia, troppo spesso imbrigliata in abitudini autoreferenziali, di aprirsi invece al mondo (Reddy ha studiato cinema a Praga). Come The Fourth Direction di Gurvinder Singh, presentato nella sezione Un Certain Regard all’ultimo festival di Cannes, anche Thithi si riallaccia a quel cinema che ha saputo trovare ispirazione nella vita rurale, ridando dignità di protagonisti a paesani e contadini dimenticati dal progresso.

Nel solco indicato da autori come Ray e Ghatak, che al cinema popolare Hindi avevano opposto uno sguardo realista ad altre realtà e culture, girando nello stato meridionale del Karnataka e in lingua kannada, Reddy crea un film compatto eppur leggero sui rapporti padre-figlio attraverso ben quattro generazioni, e riesce al primo tentativo nell’operazione già matura di unire epica, commedia e racconto morale, di realizzare un film profondamente contemporaneo ma consapevole della nobile storia di cui fa parte.

Sergio Fant

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