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News from the Locarno Festival
 

Bombay Velvet – Gangs of Bombay

Bombay Velvet – Gangs of Bombay

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È sorprendente notare come, malgrado la profusione di articoli e commenti di ogni tono e genere al momento dell'attesissima uscita indiana di Bombay Velvet, sia stata rara la citazione dell'appassionante Mumbai Fables dello storico Gyan Prakash, pubblicato anche in diverse edizioni europee, a cui Anurag Kashyap si è direttamente ispirato per il suo undicesimo lungometraggio, al punto da aver coinvolto direttamente Prakash nella sceneggiatura.

L'obiettivo era quanto mai visionario: trasformare un approfondito saggio sui fenomeni politici, sociali, criminali e culturali che hanno fondato e definito la metropoli indiana nell'ossatura intorno alla quale unire una narrazione e una messa in scena sfavillanti, riconoscibili nell'ambito del sistema dei generi di Bollywood, e una fascinazione profonda per il cinema americano, in particolare per il gangster movie sia classico che nella versione rivisitata da maestri della New Hollywood come De Palma e soprattutto Scorsese, qui evocato direttamente nella precisione implacabile del montaggio affidato a Thelma Schoonmaker e Prerna Sehgal.

Potremmo pensare non esista schermo grande abbastanza per esaltare la spettacolarità delle immagini, il talento produttivo, la proliferazione e precisione dei dettagli di un film come Bombay Velvet, oltre che la performance fiammeggiante di due star come Ranbir Kapoor (posseduto dallo spirito di Cagney e De Niro) e Anushka Sharma.

Ma se uno ce ne fosse potrebbe essere proprio quello della Piazza Grande, e se il pubblico indiano è stato disorientato da quello che potremmo definire uno dei più costosi esperimenti mai fatti al cinema, potrebbe essere proprio quello di Locarno a sancire che Kashyap ha in realtà creato un classico del futuro, un kolossal capace di coniugare storia, politica e il più brillante entertainment, e di far dialogare generi e culture.

Sergio Fant

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