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L'amatore

Fuori concorso

L'amatore

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Tra fiaba e biografia, tra architettura e ritratto di una città, l’opera prima di Maria Mauti ha l’ambizione – e il coraggio – di evadere dalle categorie abituali per calcare un terreno poco battuto. Il suo viaggio dentro e fuori l’archivio dell’architetto Piero Portaluppi non svela solo una figura singolare nell’Italia della prima metà del secolo scorso, ma accenna anche – come indica il titolo – a un modo di intendere la vita.

Il testo scritto con precisione e invenzione da Antonio Scurati e interpretato con una sottile ironia da Giulia Lazzarini inserisce sulla matrice documentaria una forte carica narrativa. La fotografia fa il resto, contrapponendo al movimento dell’archivio familiare la posatezza di quadri che esaltano le linee architettoniche che hanno fatto da sfondo alla vita di Portaluppi. E poco importa allora che una parte consistente del protagonista sia messa da parte: L’amatore non è il ritratto ufficiale di un architetto e uomo influente nel ventennio fascista, ma una sorta di dagherrotipo che ha la leggerezza di Guido Gozzano e che sotto il suo fare faceto nasconde le illusioni di un’epoca che fanno il paio con quelle del tempo in cui stiamo vivendo. Siamo lontani dalla retorica del regime, anche perché il film ha una nota malinconica, propria di una famiglia che, sebbene al centro della vita pubblica, sembra accorgersi che il tempo la sta superando. Maria Mauti è davvero brava a bilanciare la solidità dei palazzi e delle ville disegnate da Portaluppi e la fantasia, tanto che ogni qualvolta una figura reale fa capolino nell’inquadratura ci si domanda se per caso non sia un fantasma del passato.

Carlo Chatrian
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