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Locarno69 goes Rio 2016 – I cinque migliori film olimpici

Miracle

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Olympia

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Pippo olimpionico

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Momenti di gloria

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Munich

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C'è una cosa che accomuna cinema e sport: la passione. Un cinefilo può essere sanguigno come un tifoso di calcio nel parlare del suo regista preferito e per la bella schermidora Rossella Fiammingo si possono spendere le stesse a cui sono aduse le bellezze del grande schermo.
Ma in generale, cinema e sport flirtano da sempre: soprattutto Hollywood è riuscito a coglierne le potenzialità creando un genere vero e proprio, sfruttando il fascino dei suoi sport nazionali e virando in salsa melò le storie di vita, spesso difficili e quasi sempre di rivalsa, dei grandi campioni del passato o delle squadre che hanno fronteggiato impossibili sfide.

Anche i giochi olimpici sono stati spesso protagonisti al cinema e qui a Locarno 69 ci è sembrato doveroso omaggiarli nei giorni in cui brucia la fiamma di Olimpia in quel di Rio de Janeiro. Ricordando prima e soprattutto che quella fiamma è simbolo di pace, tolleranza e fratellanza. Tre cose che troppo spesso vengono dimenticate in questi difficili giorni.

Noi invece abbiamo scelto cinque film che hanno raccontato i giochi e le loro storie, nelle maniere più diverse.

5 – Miracle
Correva l'anno 1980, olimpiadi invernali di Lake Placid, pochi mesi prima dei giochi di Mosca, boicottati dalla nazionale statunitense e dai paesi della NATO. I sovietici, all'epoca si chiamavano così, non vollero mancare all'appuntamento, soprattutto per umiliare la squadra americana di hockey con la loro Red Army, perfetta sintesi di tecnica, tattica, fisicità e crudeltà agonistica. La finale USA- URSS sembra essere una disfatta annunciata per la compagine a stelle e strisce, ma il suo coach Herb Brooks non era dello stesso avviso. E insieme ai suoi ragazzi scrisse la storia. Miracle, diretto da Gavin O'Connor, è la storia di una delle più grandi sorprese della storia olimpica. Kurt Russell nei panni di Brooks è straordinario e si rende protagonista di uno dei discorsi motivazionali (essenza stessa del cinema sportivo) più emozionanti della storia del cinema. Dopo, chiunque sarebbe convinto di poter battere Usain Bolt a ruzzica rampichino.

4 – Olympia
Olimpiadi di Berlino del 1936. Mentre Adolf Hitler si faceva venire attacchi di bile in numero di quattro, uno per ogni medaglia d'oro vinta dalla leggenda Jesse Owens, nero d'Alabama che scherzava con irridente naturalezza le perfette macchine biologiche ariane, la cineasta Leni Riefenstahl documentava il tutto con varie macchine da presa per poter poi raccontare al mondo la grandezza del Reich attraverso la poesia del corpo nell'atto della prestazione atletica. Al di là delle questioni ideologiche, sulle quali si potrebbe discutere, vista la bellezza e il trasporto con cui vengono raccontate le imprese dello stesso Owens, Olympia è un film di rara bellezza, in cui la forma trascende dal contenuto, elevando l'estetica e relegando la cronaca a un mero pretesto. Opera magnifica, tecnicamente all'avanguardia; la Riefenstahl, nel bene e nel male, è una cineasta importantissima nella storia del cinema.

3 – Superstar Goofy (Pippo Olimpionico)
Negli anni Cinquanta e Sessanta la Disney trasforma Pippo nel prototipo dell'americano, raccontandone in una geniale serie di corti animati vizi (molti), virtù (poche), manie (infinite), abitudini e passioni. Molti di questi episodi raccontavano il rapporto con lo sport del WASP, come spettatore, atleta o semplice amatore, e sono tutti assolutamente geniali. Fermo restando che gli oscuri disegnatori e sceneggiatori della Disney sono stati spesso molto più rivoluzionari e critici nei confronti della società statunitense di tanti autori radicali e celebrati, Pippo Olimpionico altro non è che un collage delle migliori performance sportive di Pippo, un'operazione datata 1964 in cui è difficile scegliere il segmento migliore: il livello è veramente da record mondiale.

2 – Chariots of Fire (Momenti di gloria)
Impossibile non mettere in classifica il film per eccellenza che ha celebrato lo spirito olimpico sul grande schermo. A onor del vero, Chariots of Fire (Momenti di gloria) è più che altro una celebrazione della superiorità inglese nei confronti del resto del mondo, e non bisogna farsi ingannare dal fatto che le due medaglie d'oro di Parigi 1924 della spedizione di atletica leggera britannica furono conquistate da un ebreo (Harold Abrahams) e uno scozzese nato in Cina. Hugh Hudson non riesce comunque a mascherare l'afflato nazionalista del film, e rivederlo oggi con gli occhi della Brexit potrebbe essere per molti una rivelazione. Ma poco importa, perchè le sequenze sportive sono girate in maniera straordinaria e quasi tutte le scelte registiche azzeccate (Hudson veniva dalla pubblicità, come quasi  tutta la generazione tra i Settanta e gli Ottanta inglese). Su tutto c'è la leggendaria colonna sonora di Vangelis, che ha risolto la vita di ogni singolo giornalista sportivo televisivo dal 1982 a oggi. Quando bisogna montare un servizio celebrativo, è la prima e quasi sempre unica scelta musicale.

1 – Munich
Olimpiadi di Monaco '72. Un commando palestinese prende in ostaggio undici atleti della nazionale israeliana. Morirono tutti e undici, insieme a cinque terroristi e un poliziotto tedesco. Quello che accadde durante lo documentò Kevin MacDonald in One Day in September (Un giorno in settembre). Al dopo ci pensò Steven Spielberg nel doloroso e magnifico Munich, cronistoria, certamente romanzata ma non per questo meno dolorosa, della caccia da parte del Mossad, il servizio segreto israeliano, ai mandanti della strage. Pur non essendo un film sportivo, Spielberg lo costruisce come tale: ogni obiettivo è un turno di qualificazione in vista della vittoria finale, la medaglia è il compimento di una vendetta e di un'ipotetica giustizia. Ma ovviamente non è così. Munich è una delle molte dimostrazioni di come il cinema di Spielberg sia stato troppo spesso frainteso, da critica e pubblico, sottolineando happy ending e buonismo che in realtà sono solo apparenti. Ma questo è un altro campionato.    

Alessandro De Simone
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