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La natura delle cose

Fuori concorso

La natura delle cose

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Si sa che la pupilla è una membrana mobile, che si piega alle circostanze, cioè alle immagini e alla luce come un diaframma. Quando il corpo viene a mancare, quando ogni muscolo si irrigidisce fino a impedire la parola e il respiro, allora è l’occhio a prendersi tutte le responsabilità, a produrre pensiero, a lottare contro l’oscurità. La natura delle cose di Laura Viezzoli, a partire dal titolo, giustamente echeggiante il poema sublime di Lucrezio (dove si dice che la vita è il risultato dell’unione casuale di una parte infinitesimale di atomi, e dunque anche la malattia), non è solo un film sulla SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), ma su questo ricorso assoluto all’immagine. Il malato, costretto a una sorta di estremo viaggio interiore, si incammina oltre lo spazio conosciuto, come se fosse un astronauta lanciato all’esplorazione di altri mondi (la Viezzoli puntella il suo lavoro col repertorio di viaggi spaziali e di home-movie, la nostra moderna narrativa di fantascienza). Angelo Santagostino, gravemente colpito dalla SLA, è uno di questi viaggiatori, il tramite verso un cosmo misterioso, che dalla miniatura in lettere di una tastiera ricava, grazie a un puntatore oculare che interpreta il movimento degli occhi, la possibilità stessa dell’espressione. Trasforma parole in stelle. Ci guarda, alla fine, ammonendoci: «La terra è finita».

 

Lorenzo Esposito

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