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As Boas Maneiras (Good Manners)

Concorso internazionale

As Boas Maneiras (Good Manners)

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© Rui Poças

Le buone maniere sono quelle che ci vengono insegnate da bambini. Come asciugarsi la bocca con il tovagliolo prima di portare le labbra al bicchiere o ringraziare ogni qualvolta ci viene chiesto qualcosa. Le buone maniere sono quelle che distinguono un uomo civile da un selvaggio. Cosa succede però quando l’istinto prende il sopravvento? Quando la natura di un uomo è così radicalmente diversa che non si può adattare alle regole del vivere civile?

Grattando la superficie del film di genere (a ben vedere i generi attraversati sono almeno tre – a voi il compito di scoprirli), As Boas Maneiras (Good Manners) mette in mostra il fondo politico se non esistenziale del suo soggetto. Come in Frankenstein, il diverso diventa un filtro attraverso cui leggere il classismo di una società. E da questo punto di vista nessun dubbio che il Brasile del XXI secolo sia in grado di rivaleggiare con l’Inghilterra vittoriana.

La forza dell’operazione di Marco Dutra e Juliana Rojas sta nello straordinario sincretismo messo in atto, a incominciare dai corpi e dalla recitazione delle due attrici protagoniste, Marjorie Estiano e Isabél Zuaa. La prima sembra uscita da una soap opera, la seconda da un film neorealista. Insieme formano il primo clash di un racconto che procede per salti progressivi di livello, dove la posta è alzata ogni volta di un grado fino all’inevitabile scoppio finale. E l’immagine con cui si chiude il film di Dutra e Rojas suona come una dichiarazione di guerra alle convenzioni. Non spaventatevi però: As Boas Maneiras si gusta come un vero film di genere, saltando sulla sedia o aggrappandosi al vicino a ogni svolta di sceneggiatura.

Carlo Chatrian
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