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"Quel decennio e la potenza dell’esistere"

Intervista a Silvano Agosti, autore di "Ora e sempre riprendiamoci la vita" - Fuori concorso

"Quel decennio e la potenza dell’esistere"

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Quale esigenza ti ha portato alla realizzazione del film?

Si ingrandiva sempre più col passare del tempo il mio stupore di come avessero fatto l’informazione ufficiale e lo Stato stesso a tenere nascosti tutti i tesori contenuti negli anni che vanno dal 1969 al 1978. Come è possibile, mi dicevo, nascondere queste cose così straordinarie, così clamorose. Se ci fosse stato un padre affettuoso li avrebbe raccolti in un libro d’oro e fatti leggere a tutti. Le strutture ufficiali e gli apparati hanno sepolto le meraviglie che sono all’interno del film sotto l’etichetta di “anni di piombo”, un’etichetta che dice tutto e non dice niente… allora mi sono detto: non è possibile che nella memoria storica di un popolo non ci siano quegli eventi, perché in quegli eventi il popolo si è rivelato cosa grande. Anzi in quegli anni lì secondo me si è visto lo Stato del Popolo, come sarebbe gestito uno stato dal popolo: uno stato che chiede, ottiene, e usa le proprie vittorie per migliorare il livello della vita.

 

Quali immagini del film hanno ancora dopo 40, 50 anni una forza intatta?

Credo tutte quelle immagini che contengono una presenza popolare, di massa. Ad esempio i 75’000 militari che marciano con la faccia bendata e dicono che l’esercito è un fallimento, oppure le 15’000 donne che sfilano dicendo “oggi in piazza per abortire, domani in piazza con il fucile”, ma lo dicono con una pulizia mentale tale che non ti fa impressione il fucile di cui parlano. Il fucile di cui parlano è la certezza del loro diritto di dare risposta ai propri personali diritti.

 

Cosa resta del decennio 1968-1978 oggi, nel 2018?

È nato lì il desiderio di chiedere, è nata lì la potenza dell’esistere, ed è nato soprattutto quel miracolo sociale delle lotte degli studenti che si sono incontrate con le lotte degli operai. Perché con gli operai non si scherza, e non scherzava neanche la polizia. Resta la più clamorosa vittoria, che non si è cancellata nei seguenti 40 anni, ossia l'immagine svanita dell’autorità: è crollato il mito dell’autorità. È nata la cultura dell’autorevolezza. Questa è un’epoca che non finirà mai. Ora e sempre non finirà mai, e questa sarà l’occasione per riprendersi la vita, al posto di questa esistenza piena di ostacoli, problemi, delitti sociali, debiti pubblici, bollette, ricatti. Invece no, dall’esistenza si passerà alla vita, perché la vita è leggera come una brezza della sera.

Marlon Pellegrini
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