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Camere di vita

Familia sumergida - Concorso Cineasti del presente

Camere di vita

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La famiglia è una dolce trappola: morbida e protettiva, può assomigliare alla tela di un ragno. O a una tenda che avvolge dolcemente, come illustra l’inquadratura con cui María Alché ha scelto di aprire il suo racconto. La protagonista è una straordinaria Mercedes Morán, capace di cambiare fisicamente nel corso del film; attorno a lei vibra un universo brulicante di persone che sembrano muoversi in direzioni opposte e contrarie. L’idea di fondo è che la famiglia ha tanti centri, tanti quante sono le stanze di una casa. Nei primi trenta minuti, María Alché disegna traiettorie tese a evidenziare quell’impasto di conflittualità e condivisione che regna tra chi abita sotto uno stesso tetto. Marcela e i suoi figli sono ripresi in uno scambio continuo di posizioni e ruoli, laddove le limitazioni imposte dagli spazi della casa diventano cornici che riquadrano, isolano o mettono in comunicazione i personaggi.   

A questo dato spaziale, reso ancora più evidente da una macchina da presa molto fluida, si sovrappone la memoria del passato che detta i tempi narrativi. La Familia sumergida è infatti il racconto di ciò che accade nella vita di Marcela subito dopo la morte della sorella. Lo squilibrio provocato dalla perdita, di cui nulla è detto, porta la donna da un lato a confrontarsi con il proprio passato dall’altro ad aprirsi a ciò che il presente le offre. Fortemente influenzato dall’universo di Lucrecia Martel, di cui Alché è stata attrice e con cui collabora alla stesura del prossimo lavoro, Familia sumergida è la prova di un vero talento di scrittrice e di una nuova promettente voce.

Carlo Chatrian

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