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Una lametta di luce

Tirss, rihlat alsoo’oud ila almar’i - Signs of Life

Una lametta di luce

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Quando il passato costituisce un inciampo non c’è niente di più facile che cancellarlo. Chi si dà il compito di tenere le chiavi della narrazione di un paese, non si fa scrupoli di passare un colpo di spugna negando pensieri e azioni, a incominciare dalle tracce che certificano la loro esistenza. Questo accade ed è accaduto ovunque, in Medio Oriente come in Occidente, nei regimi totalitari come nelle democrazie. Per questo l’ossessione che attraversa il film di Ghassan Halwani non è riservata ai libanesi, ma è politica e civile in senso universale.

Il suo lavoro assomiglia a uno scavo archeologico, condotto con uno strumento tanto piccolo quanto preciso, una lametta. Con questa, il regista gratta la superficie della realtà per mettere allo scoperto fragili pezzetti di verità. La scena centrale del film, filmata in tempo reale e protratta oltre i limiti di quanto la finzione cinematografica reputa tollerabile, vede proprio un uomo grattare via gli strati di manifesti sui muri della città per ritrovare i volti di persone scomparse. La lametta è il bisturi con cui tale operazione viene condotta. A fianco dei volti portati alla luce il regista scrive il nome delle persone il cui corpo manca per sempre all’appello. Film al contempo onirico e reale, Tirss, rihlat alsoo’oud ila almar’i (Erased, Ascent of the Invisible) è il grido di un uomo di fronte alla silenziosa opera di negazione del passato ma anche un gesto d’amore mostrato nei confronti di persone la cui fine rimane ignota.

Carlo Chatrian

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