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L'eternità di Bruno

Histoire(s) du cinéma - Unknown Pleasures – Omaggio Bruno Ganz - L'eternità e un giorno

L'eternità di Bruno

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© trigon-film.org

Ci piace immaginare un tavolo da quattro, a giocare a carte, bere e discutere di cinema. I quattro si chiamano Theo, Tonino, Petros e Bruno e parlano di un’opera che vincerà la Palma d’oro, Mia aioniótita kai mia méra (Eternity and a Day). Parlano delle parole scritte, evocate, pronunciate, usate dal poeta Alexandros, scritto dai primi tre e che sarà interpretato dall’ultimo. Parliamo di Angelopoulos, Guerra, Markaris (che il 14 agosto converserà con Giona A. Nazzaro e il pubblico del Locarno Film Festival, alle 13.30 allo Spazio Cinema) e Bruno Ganz. Ci piace immaginare che sia andata così, perché Mia aioniótita kai mia méra è una partitura di musica e lettere, di visioni e armonie intellettuali, tutta incentrata su un Bruno Ganz in grande spolvero nei panni di un poeta alla fine della vita, pronto ad affrontare la morte ma forse non quel giorno in più che lo porterà all’eternità umana, e non solo artistica. Da mattatore qual era tiene su un film complesso, intrecciato in una sceneggiatura che non gli dà tregua, rischiando di soffocarlo. Ganz gli consegna solennità e al contempo leggerezza, gli dà la profondità che la bellezza di frasi e metafore rischiavano di prendersi, ci commuove con quell’uomo – che dolore e che tenerezza rivedere il film adesso, dopo l’addio alla vita dell’attore – che trova un senso alla propria vita, un equilibrio nelle emozioni e nei ricordi grazie a quel bambino in odore di clandestinità. Due vite precarie che sanno trovarsi e completarsi.

Boris Sollazzo
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