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L’ultimo sognatore

L’ultimo sognatore

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Non poteva che essere Ben Stiller a prendere l’eredità di Danny Kaye e portare sullo schermo le avventure di Walter Mitty, timido topo di biblioteca, anzi, in questo caso di reparto iconografico del più prestigioso magazine della storia dell’editoria. The Secret Life of Walter Mitty poteva essere vista solo attraverso gli occhi malinconici dell’uomo già noto come Derek Zoolander, ideale cugino alla lontana di Walter, come lui perso in un mondo tutto suo, perché la realtà fa male. Cosa c’è di meglio, quindi, se non il sognare, ad occhi aperti, perdersi in avventure incredibili, immerso nella creatività di Kyle Cooper, il geniale designer che ha ideato le sequenze oniriche del film?

Ecco, qualcosa di meglio a dire il vero c’è, forse anche per questo Edward Bach, quello dei fiori, ha lasciato anche delle magiche goccine che aiutano a non sognare a occhi aperti (per la cronaca, è il Clematis, 4 gocce diluite in mezzo litro d’acqua al giorno). La vita è meglio, quando la si assapora senza se e senza ma, ed è questa la semplice lezione che la storia di Walter Mitty ci vuole trasmettere. Questa e qualcosa di più, grazie allo straordinario MacGuffin della diapositiva perduta che spinge Walter/Ben ad affrontare mirabolanti cimenti. The Secret Life of Walter Mitty è un film che deve essere goduto fino all’ultimo fotogramma, nel vero senso della parola. La rivelazione dell’ultima copertina di Life è la sintesi di una vita che è stata, e l’inizio di quella che sarà. Uno straordinario omaggio al cinema, soprattutto a tutte le tradizionali forme del raccontare, che oggi sembrano essere preistoria, ma che invece sono solo in panchina, a riprendere fiato. E a godersi la vita.

Alessandro De Simone
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