News  ·  09 | 11 | 2020

In ricordo di Fernando Solanas

Il direttore artistico Giona A. Nazzaro omaggia il regista argentino Fernando Solanas

Fernando Solanas ha trasformato il cinema moderno e la sua percezione. Un terzo cinema, era questo il progetto di Solanas. Né con Hollywood, né con il cosiddetto cinema d’autore all’europea (che lui continuava a percepire come “americano”). Con i suoi film, Solanas è stato il protagonista di un’epoca nella quale le polarizzazioni della politica sono state pari solo al fermento creativo che ha permesso al cinema di intraprendere strade sinno ad allora inesplorate. Con gli anni il suo straordinario contributo forse si è un po’ affievolito nel ricordo dei cinefili che gli preferivano altre emozioni e linguaggi. Eppure, a fronte dell’ennesima perdita che subisce il mondo del cinema, la statura di Solanas si rivela ancora una volta in tutta la sua singolarità.

Protagonista del cinema della decolonizzazione, è stato uno degli autori che maggiormente ha dato corpo a un’idea di un “nuovo cinema”. Oggi probabilmente si fatica a comprendere l’urgenza dei dibattiti provocati da film prodotti in un momento storico nel quale l’America latina era oppressa da dittature senza scrupoli. Film come La hora de los hornos, dalla durata imponente di più di quattro ore, si offrivano come veri e propri manuali di decolonizzazione dello sguardo, per una pratica nuova e libera del cinema.

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Per “Pino" fare un film era una questione cruciale: il modo in cui si fa un film dice del modo in cui si sta al mondo e, inevitabilmente, il modo in cui si è nel mondo si rivela nelle suture del montaggio, delle angolazioni della macchina da presa, nel discorso dello sguardo.

Rivedendo con gli occhi della memoria alcuni film successivi, per esempio La nube del 1998, si comprende come Solanas abbia sempre preferito essere eccessivamente generoso piuttosto che eccessivamente calcolatore. Sarebbe facile celebrare Pino oggi ricordando i suoi capolavori. A volte la voce di un poeta si cela proprio nelle sue creazioni più controverse perché forse sono quelle più sentite e schiette. Quelle nel quali il conflitto fra testa e cuore è più visibile, dunque più vitale.

Innegabile altresì che il Solanas degli anni Sessanta e Settanta è diverso dal cineasta che con El exilio de Gardel (Tangos) conosce uno straordinario successo nella metà degli anni Ottanta provocando un rifiorire dell’interesse nei confronti della musica di Astor Piazzolla. Eppure si tratta pur sempre del medesimo uomo che si è opposto alla corruzione e alla violenza, che è stato gambizzato dagli scherani del potere e che ha continuato a inseguire una sua inconfondibile visione. Per avere un’idea di questa sua visione, basti qui evocare la conversazione con Jean-Luc Godard apparsa in Cine del tercer mundo nel lontano ottobre del 1969.

Alla stregua di un poeta come Theo Angelopoulos, Solanas era profondamente intrecciato nel mondo che raccontava attraverso le sue immagini. Provava a venirne a capo. A volte è stato rimproverato di eccedere in simbolismi e allegorie. Eppure che magnifico spettacolo che offriva il suo corpo a corpo con quelle che egli reputava le storture del suo tempo!

Quello di Solanas non era un cinema “politico” perché schierato ideologicamente o partiticamente. Politico lo era per la sua capacità di trasformare in fatto linguistico la dialettica e la frizione fra Storia (S necessariamente maiuscola) e la posizione della macchina da presa. Questa è stata la lezione fondamentale di “Pino”. E forse è giunto il tempo di tornare ancora una volta ai precetti di questa lezione.

Giona A. Nazzaro

Fernando E. Solanas

Nato a Buenos Aires nel 1936, Fernando Ezequiel Solanas è stato un regista cinematografico e teatrale, musicista, attore e politico argentino. Co-fondatore del Gruppo Cine Liberación, il suo film d'esordio La hora de los hornos, girato in clandestinità tra il 1966 e il 1968 e censurato in Argentina fino al 1998, fu presentato in concorso a Locarno nel 1968, per poi tornare nel 1987 in occasione della Retrospettiva per il 40° del Festival. Un anno dopo, nel 1988, il cinema di Solanas si accese un'altra volta a Locarno con Sur, film con cui fu il primo, e ad oggi unico regista argentino a conquistare la Palma d'oro per la miglior regia a Cannes.
Solanas si è spento a Parigi il 6 novembre 2020.