News  ·  03 | 08 | 2023

Manga D'Terra

Basil Da Cunha ritrae una realtà cruda, ma lasciando sempre un barlume di speranza allo spettatore.

© AKKA Films Basil Da Cunha, 2023

Basil Da Cunha è il regista dei margini, di ciò che è relegato nelle periferie fisiche e simboliche dell’Occidente, e degli esclusi. Il cineasta svizzero-portoghese ambienta tutte le sue storie nei bassifondi di Lisbona, laddove abitano soprattutto persone afrodiscendenti. Raramente si osserva tanta coerenza tematica nelle filmografie degli autori del cinema contemporaneo. Si ha il sospetto che dietro la scelta di tornare sempre negli stessi luoghi ci sia la volontà di immergersi negli ambienti sociali da cui scaturiscono le storie raccontate e non di percorrerle semplicemente come un turista cinematografico. Nel cinema di Da Cunha non c’è spazio per quel misery porn che caratterizza parte del cinema occidentale. I suoi film non sono girati a uso e consumo dello spettatore alla ricerca d’indignazione posticcia e di autoassoluzione.  Il suo sguardo è rispettoso e consapevole di percorrere esistenze segnate dalla Storia e dal sopruso. La sua macchina da presa è vicina ai personaggi rappresentati, accompagna con umiltà attori e attrici, spesso non professionisti, non li prevarica e ci costringe, come pubblico, a sentire da vicino le storie raccontate e non semplicemente a guardarle con commiserazione. La realtà che rappresenta è spesso cruda, ma lascia sempre intravedere dei barlumi di speranza. I suoi protagonisti sono dei sognatori, non dei rinunciatari. Nell’edizione 2019 del Locarno Film Festival, con O Fim do Mundo, presente nel Concorso internazionale, Da Cunha ci aveva portato per la seconda volta nel quartiere Reboleira, nella periferia estrema di Lisbona, per restituirci la vitalità di uno slum in cui abitano soprattutto persone con origini capoverdiane e raccontarci il processo inarrestabile di gentrificazione che esclude i più fragili dal tessuto urbano della capitale portoghese. Con Manga D’Terra, che concorre anche quest’anno per il premio principale del Locarno Film Festival, Da Cunha non viene meno alla sua coerenza e ci porta di nuovo nel quartiere di Reboleira, dove i bianchi entrano soltanto in divisa e in tenuta antisommossa per arrestare in pompa magna giovani che si sono macchiati di qualche crimine minore. In questo contesto vive Rosinha, una ventenne che ha lasciato Capo Verde per poter offrire ai suoi figli un futuro migliore. Rimasta vedova, non ha vita facile e fatica a rimanere lontana dai suoi figli e dalla sua terra d’origine. Stretta tra i soprusi dei piccoli boss di quartiere e la violenza quotidiana delle istituzioni, Rosinha cerca di trovare conforto tra le donne della comunità. La solidarietà femminile non manca, ma la vera via di fuga per la protagonista è la musica. Rosinha ha talento e sogna di diventare una cantante di successo. L’ambizione della giovane, interpretata da Eliana Rosa, permette a Da Cunha di mettere in scena e di rendere omaggio alla tradizione musicale di Capoverde, poco conosciuta rispetto ad altri contesti lusofoni, e di creare delle pause liriche in una narrazione di stampo realista. Da Cunha, anche in questo film, si conferma un regista capace di tirare fuori il meglio dagli attori e dalle attrici presi dalla strada. Protagonista e comprimari ci regalano performance cinematografiche che, ne siamo sicuri, non lasceranno indifferenti la critica e il pubblico presente al Festival.   

 

Mattia Lento

 

Manga D’Terra CURIOSITÀ

Basil Da Cunha ha la nazionalità svizzera e portoghese. Ha studiato alla HEAD - Haute école d’art et de design di Ginevra. Il suo secondo film, O Fim do Mundo, è stato in concorso a Locarno72.

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