Locarno Shorts Weeks

3° edizione
1–28 | 2 | 2021

Durante l’intero mese di febbraio 2021, per la terza volta consecutiva, le Locarno Shorts Weeks saranno una finestra aperta sul mondo – un mondo che non siamo stati in grado di scoprire del tutto nel corso di quest’anno.

Torna il mese più corto e tornano le Locarno Shorts Weeks. Anche quest’anno febbraio si popolerà di cortometraggi: uno al giorno, per 22 giorni. La terza edizione delle Locarno Shorts Weeks, l’evento off del Locarno Film Festival interamente dedicato al mondo del cortometraggio, è pronta a far (ri)vivere al pubblico alcuni dei protagonisti del programma ufficiale di Locarno72.

Il Festival accende di nuovo una luce fuori stagione sul “cinema breve”, da trent’anni, ogni estate, anima irrinunciabile di Locarno con la sezione Pardi di domani.

La selezione di 22 film è tratta dalle sezioni Pardi di domani, Moving Ahead e Open Doors proiettate a Locarno nel 2019, i quali, visti retrospettivamente, sembrano parlarci del presente e avvisarci di come il “nuovo” mondo potrà sembrare dopo il 2020.

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Programma Locarno Shorts Weeks

Una finestra sul mondo

Locarno è sempre stato un Festival con lo sguardo rivolto al futuro e all’avanguardia del cinema, un Festival che ha saputo annunciare e scoprire i talenti delle decadi successive.

Oggi il futuro è più incerto che mai. Con la progressiva chiusura delle sale cinematografiche, ci siamo più che mai attaccati ai nostri schermi casalinghi: i televisori e i computer hanno iniziato a offrire contenuti inediti attraverso festival online, piattaforme di streaming e altro. In questo senso, le Locarno Shorts Weeks sono state un’iniziativa in anticipo sui tempi. Durante l’intero mese di febbraio 2021, per la terza volta consecutiva, le LSW saranno una finestra aperta sul mondo – un mondo che non siamo stati in grado di scoprire del tutto nel corso di quest’anno. La selezione di 22 film è tratta dalle sezioni Pardi di domani, Moving Ahead e Open Doors proiettate a Locarno nel 2019, i quali, visti retrospettivamente, sembrano parlarci del presente e avvisarci di come il “nuovo” mondo potrà sembrare dopo il 2020.

Chiusi in casa per quasi un anno, sembriamo diventati tutti depressi e inerti come i personaggi di Mama Rosa di Dejan Barac – vincitore del Pardino d’oro svizzero – o, d’altra parte, anche noi abbiamo adottato comportamenti eccentrici e possiamo capire meglio la relazione di Christian con i suoi due gatti, testimoniata in Nachts sind alle Katzen grau di Lasse Linder, vincitore dell’ European Film Award per il miglior cortometraggio del 2020.

In un mondo statico in cui i viaggi sono limitati, le questioni della migrazione e dell’appartenenza sono più presenti che mai: una motivazione, un desiderio, un movimento che sono stati catturati poeticamente dal cineasta filippino-americano Miko Revereza in Distancing, da Arda Çiltepe nel suo Siyah güneş (Black Sun), vincitore del Pardino d’oro internazionale, da Anaïs Moog in Tempête silencieuse e da Xaisongkham Induangchanthy in Kub ban (Long Way Home).

Ci sono anche le scottanti problematiche sociali: The Giverny Document (Single Channel) di Ja'Tovia M. Gary e White Afro di Akosua Adoma Owusu anticipano il movimento Black Lives Matter, mentre le belle animazioni di Umbilical di Danski Tang e Carne di Camila Kater affrontano la questione della rappresentazione femminile – presente, ma da una prospettiva diversa, anche nel vietnamita Mẹ, con gái và những giấc mơ  (Mother, Daughter, Dreams) di Linh Duong e nel tailandese Puen len len puen (Friends With Benefits, Without Benefits) del poliedrico Sorayos ‘Yossy’ Prapanan.

Se c’è qualcosa di certo è che la natura ha parlato. La crisi causata dal Covid-19 annuncia ulteriori periodi difficili se non impariamo dagli errori del passato. Cosa rimarrà di noi se prosciugheremo le riserve della Terra? Questo problema, uno dei più impellenti, è spesso camuffato dal veloce universo del digitale. Come Riar Rizaldi ci ricorda in Kasiterit, è proprio dietro ai nostri schermi che sta il mondo materiale. Tutto ciò che usiamo, per quanto digitale sia, è fatto grazie alle risorse naturali del pianeta. Se continuiamo a sfruttarle per un profitto a corto termine e continuiamo a costruire dighe, il flusso delle memorie verrà interrotto, come se fosse un fiume – un segno rivelato in Muoy lean chhnam (A Million Years) di Danech San. Se questo dovesse essere il caso, non ci sarà alcun passato, alcun presente e alcun futuro: ovvero più nessuna storia da raccontare.

Stefan Ivančić
Membro del Comitato di selezione Pardi di domani di Locarno72


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