News  ·  10 | 08 | 2022

Prisma

Ludovico Bessegato | Fuori concorso

©Prime Video-Amazon Studios

Una città giovane in Italia è merce rara. Giovane perché nata meno di un secolo fa, ma anche perché popolata di adolescenti, che ruotano intorno ai punti cardine della quotidianità di ogni adolescente: casa, scuola, centro sportivo, locali. Portata avanti da alcuni autori della versione italiana della serie culto teen norvegese Skam, Prisma è una storia di formazione fra Latina e dintorni, nel basso Lazio italiano, un territorio quasi vergine per la narrazione visiva italiana. Un luogo in cui emergono al meglio le individualità di un gruppo di giovani in cerca della propria identità, pieni di paure ma affamati di vita. Uno spaccato profondamente credibile della società di questi anni, in cui ogni supposta diversità non si fa mai manifesto, né definisce di per sé i personaggi.  

Se riecheggiano racconti di formazione alla vita della tradizione americana degli anni ‘80, la serie trova una sua chiave originale in una messa in scena che alterna piani temporali e momenti in cui la musica è sinergica al racconto, senza mai cedere alla banalità di un reel social. 

Al centro della storia due gemelli, interpretati entrambi con sorprendente immedesimazione dall’esordiente assoluto Mattia Carrano. Nonostante la vicinanza genetica sono molto diversi nel relazionarsi con chi sta loro intorno, oltre che nel percorso di esplorazione della loro identità di genere. 

Prisma mette in scena il momento in cui alcuni ragazzi provano a colmare una distanza solo apparentemente breve, quella che separa le loro case, o meglio ancora le loro camere, fortini in cui si rinchiudono dall’infanzia per trovare conforto e intimità, con il mondo al di fuori, a partire dagli spazi comuni condivisi con genitori e fratelli o sorelle. 

Un momento chiave per la presa di consapevolezza di un ruolo da interpretare all’interno di un gruppo, alla ricerca di una felicità da crearsi su misura, sperimentando maschere e abiti con cui presentarsi al meglio in società. Una relazione che si sviluppa su due binari paralleli: quello reale e quello social di più recente codifica, con cui giocare e sbagliare, proporsi per quello che si è o come un avatar che anticipi la piena consapevolezza di sé. 

Nella continua tensione fra un prima infantile e un dopo più adulto, Prisma racconta la continua esplorazione degli spazi, quelli di manovra di irrequieti ragazzi in trasformazione, ma anche quelli di una geografia fatta di un centro città razionalista, di una strana “Torre” di abitazioni da cui dominare terreni agricoli e serre a perdita d’occhio, fabbriche e addirittura (per l’Italia) una centrale nucleare dismessa.  

Mauro Donzelli